Il camper: la mia filosofia di vita

camper

Tutto ha avuto inizio quando io ero in Messico: non ne potevo più di lavorare né al ristorante né all’e-commerce. Dopo 10 anni là ero più che soddisfatto però vedendo i 70 vicini ho cominciato a chiedermi quale fosse e dove fosse il mio futuro e con tutti i miei precedenti di salute ho iniziato a dirmi che forse era il caso di muovermi. 

 

Il primo pensiero è andato agli Stati Uniti, comprare un camper lì e girarli con la possibilità di tornare in Messico per le attività ma intanto avrei allacciato tutti quei rapporti utili nel caso in cui avessi avuto bisogno di farmi curare. Poi i camper che c’erano negli States mi piacevano un casino ma c’erano troppe difficoltà burocratiche, mi avrebbero potuto far fare avanti e indietro e poi bloccare alla frontiera e anche a livello assicurativo non era semplice.

 

 

Così mi è venuta in mente l’Italia e l’Europa, anche se la “mentalità del camper” americana mi piaceva di più. Nel giro di 3 mesi ho fatto tutto, per prima cosa ho sposato Nancy recuperando prima i miei documenti in Italia, poi i suoi in Colombia e prenotando una cappella a Las Vegas. Nel mentre, al telefono, ho ordinato un camper che mi sarebbe arrivato in 3-4 mesi e quando sono arrivato qua in Italia era tutto pronto: c’ero io, c’era Nancy, c’era il camper e la voglia di girare l’Europa. 

 

Non appena arrivati però, nel 2019, si inizia a parlare di un virus, la pandemia era appena cominciata ed è inutile dirlo, il Covid ha bloccato tutto. L’avventura è come se si fosse arenata in attesa di sviluppi e dovevo decidere anche in funzione di mia moglie che era curiosa di vedere la Francia, la Spagna e venire qua, in Europa con il camper, era una soluzione perfetta. 

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