La mia infanzia

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Parliamo del ’49, un’era diversa da quella attuale, in cui vidi case bombardate, preistoria per chi legge oggi.

Vivevo in un tempo in cui le relazioni di famiglia erano completamente diverse rispetto a quelle di oggi: era un altro mondo, il padre era il padre, il capo famiglia. I ruoli erano ben definiti con la madre che si occupava di determinate cose e i figli che sottostavano al ruolo a loro assegnato. Non esisteva democrazia in quel modello di famiglia, ma solo doveri legati ai singoli ruoli.

In famiglia eravamo in tre: io, mio padre e mia madre. Facevamo parte della lower-middle class, per cui i soldi erano pochi, la casa era piccola e composta da una specie di soffitta in cui il letto si trovava nella stessa stanza in cui si mangiava, il bagno era fuori. I miei nonni avevano un altro alloggio, situato nella stessa casa ma un po’ più bello, e – ricordo – mio nonno preparava la carta igienica con i ritagli di giornale, che poi appendeva nel bagno comune.

Eravamo una famiglia un po’ dispersa: il padre di mio padre era anche lui persona fuori dagli schemi e relativamente benestante. Anche lui, come mio padre, spendeva molto ed era ovviamente separato. Mia nonna invece era molto umile, una donna che potrei definire insignificante, scelse infatti di trasferirsi a Villarossa nel Canavese dopo la separazione.

La famiglia di mia madre era incasinata tanto quanto quella di mio padre: mio nonno, innanzitutto, era stato un panettiere e all’epoca era ormai in pensione. Rimasto deluso da mia nonna – che ho visto solo due volte in vita mia – si prese carico di crescere tre bambine, con mia madre a svolgere il ruolo di balia alle due sorelle più piccole.

Effettivamente, non esisteva relazione tra i miei nonni, ognuno aveva scelto una strada differente che percorreva a suo modo. Eravamo appunto una famiglia dispersa.

I miei genitori si conobbero tempo prima, quando mia madre lavorava al negozio di dolciumi del padre di mio padre. Lui se la cavava, le cose andavano bene e aveva bisogno di una commessa, e scelse così quella che sarebbe divenuta la mia futura madre.

Per la cronaca un dettaglio della relazione tra i miei genitori

A dire il vero, è stata mia madre a scegliere mio padre, lo vedeva come uno sbandato. Lo era.
Figlio di genitori separati, all’epoca non era come oggi, e mio padre si è lasciatocoinvolgere, si è rassegnato, cercava un porto.
Mia madre aveva cinque anni più di lui,certamente più matura e le circostanze hanno poi fatto il resto. Non credo sia stato un amoreparagonabile a cosa ho provato io nella mia vita.

l loro rapporto fu però sempre molto conflittuale, a causa delle diverse nature che albergavano in entrambi: mia madre era precisa, metodica e pragmatica, mentre mio padre era un artigiano dell’”arte bianca”, estroso come altri colleghi che ho sempre mitizzato per il suo carisma, nonostante fosse un irresponsabile.

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Seguire la tua deviazione significa creare il tuo percorso nella vita.

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