Scrivere di viaggi: dalla titubante matita al coraggio dell’inchiostro

scrivere un libro

L’arte di scrivere si può dire sia dote innata delle penne più fluenti a tutti note. Lo stesso però si può dire di quelle matite che hanno però iniziato a passi titubanti a danzare sui fogli e che dopo tanto esercizio hanno trovato il coraggio e sicurezza da trasformarsi in inchiostro. 

Ha qui inizio una piccola guida, mai scissa dal tema del viaggio, per improvvisati o promettenti scrittori che dei propri e personali tour per il mondo vogliono riempire i fogli. 

Leggete e fatelo con amore

Come si suol dire, la base. Chiunque sogni di imparare a scrivere deve prima imparare a leggere, tanto, bene, di tutto. Il primo grande consiglio ai futuri narratori di viaggi è leggere di viaggi, leggere di tramonti, leggere di partenze e di arrivi. Terminato ogni libro o saggio che sia, cimentatevi nella scrittura: sarete sorpresi da quanto la lettura conclusa possa aver influenzato la vostra scrittura. Ovviamente, leggere non dovrà mai essere un dovere ma un atto d’amore: non si legge se non compassione. Chi ama leggere sarà amato da chi lo leggerà. 

Nessuna regola se non la motivazione

Lo scrittore si sa, vive e sopravvive di licenze: non c’è regola per chi scrive, unico detentore di un regolamento in continuo stravolgimento. Nulla di ciò che viene scritto necessita obbligatoriamente di una fine, nulla di ciò che si scrive deve avere per forza un senso, una struttura. Ridiscendete gli inferi con la penna in mano e battete ogni via, istinto dopo istinto senza paura di rimanere scottati perché a salvarvi ci sarà la motivazione. Scrivere di viaggi è volontà di portare con sé chi è dovuto rimanere a casa, è motivazione, voler mostrare il Taj Mahal a chi non l’ha mai visto e forse mai potrà vederlo. 

Dal saggio alla mail, tutto il testo fa brodo

Chiunque si sia cimentato nella scrittura in vita sua si sarà scontrato almeno una volta nella vita contro il “blocco dello scrittore”: tutti gli strumenti per scrivere ma alcuna possibilità di farlo. Fissare il foglio bianco di word obbligandovi a sputare fuori qualche riga sul vostro viaggio non vi appagherà mai quanto cambiare una schermata, rispondere per mail ad un vecchio amico che da tempo aspettava vostre notizie su quel viaggio a Roma. Una mail personale, intima, ricchi di dettagli che assurgerà ad essere in maniera inaspettata parte di quel testo che bramavate scrivere ma che non potevate. 

Scrivere per conoscenza e senza paura di fallire

Non sorprendetevi se dopo averci provato rimarrete delusi dal risultato: le prime bozze non saranno mai, sul momento, soddisfacenti. Basterà però non demordere e continuare con ligio allenamento a muovere il polso sporcandosi d’inchiostro, foglio dopo foglio avendo sempre e ben a mente di scrivere solamene di ciò che si sa. Come nella vita, quando non si ha facoltà di parlare, è meglio tacere: non si nasce per sapere né conoscere tutto, così come non si può scrivere di tutto. Padroneggiare il vostro linguaggio servendovi di ciò che è il vostro personale bagaglio personale vi terrà lontani dalla banalizzazione di un testo, dalla sterilità del pensiero rendendo ogni vostro scritto estremamente unico. 

Leggete ad alta voce e leggetelo a qualcun altro 

Non è la stessa voce quella che riascoltate al telefono dopo aver inviato una nota vocale al vostro amico su WhatsApp. Per lo stesso principio potremmo dire che non è lo stesso testo quello che dopo essere stato scritto viene letto ad alta voce. Vivere a orecchio è anche questo: ascoltare la melodia delle vostre parole disperse nell’aria per giudicarle, ancor meglio se a giudicarle di volta in volta ci sia accanto a voi un uditore diverso, un orecchio super partes capace di scorgere dettagli e dissonanze laddove il vostro polso ha fatto l’abitudine. 

Il meglio lo si dà negli ultimi 100 metri 

Di quanti libri si perdono i dettagli della trama ma impossibile rimane dimenticare il finale? Qualsiasi cosa stiate scrivendo, l’importante è che abbia un inizio accattivante e un finale segnante, i primi e gli ultimi 100 metri dove i veri scrittori fanno la differenza

Non ambire alla perfezione ma al miglioramento 

Capiterà infinite volte di leggere e rileggere uno scritto che proprio non ci convince pensando di abbandonarlo nell’archivio degli spunti “imperfetti”. Come nella vita, anche nella scrittura, perseguire la perfezione è una misera illusione. Se da un lato la brama deve spingere lo scrittore ad un continuo rinnovamento, ad una continuo aggiornamento; dall’altra parte l’abbaglio della perfezione non deve impedire di giudicare completo un testo che per sua natura oltre alcuni confini non potrà mai andare. 

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